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BOSS STORICO: Edoardo Contini

AFFARI: racket, usura, riciclaggio, prostituzione, gioco d’azzardo e traffico di droga

CARTELLLO CRIMINALE: alleanza di Secondigliano

Edoardo Contini (Napoli, 6 luglio 1955), detto anche Eduardo o’ Romano, per i suoi trascorsi giovanili nella capitale, è il fondatore del clan Contini, operante nel territorio della città di Napoli e più precisamente nel quartiere vasto-arenaccia (stazione centrale).

Il clan Contini nasce come “costola” della Nuova famiglia a metà degli anni Ottanta. L’organizzazione ha acquisito un peso strategico nelle dinamiche mafiose cittadine solo alcuni anni dopo, quando è entrata a far parte dell’Alleanza di Secondigliano, il maxi-cartello criminale che ha unito, in una sola direzione di carattere strategico, le famiglie Licciardi, Mallardo e Contini, L’alleanza, da un lato assicura ai Contini il rispetto e la collaborazione con una sostanziosa fetta del tessuto criminale metropolitano ma dall’altro li espone alla feroce contrapposizione armata con il cartello Misso, Mazzarella e Sarno, che cerca di arginare lo strapotere dei “secondiglianesi”. Ne nasce una guerra senza esclusione di colpi, che dilaga in quasi tutto il capoluogo flegreo e vede i killer rivali  sfidarsi a ogni ora del giorno e della notte. La rottura dei rapporti con i Giuliano di Forcella, a quel tempo comandati ancora da Loigino, apre un doppio fronte di battaglia per i killer dell’Alleanza. Nella seconda metà degli anni Novanta, Napoli assomiglia a una città-stato mediorientale: per annientare i rivali, si ricorre alle autobombe (a Ponticelli e alla Sanità) e ai colpi di bazooka (a Pianura).Il punto più cruento è l’attentato, davanti al carcere di Poggioreale, che porta all’uccisione dell’anziano Francesco Mazzarella, che sosta davanti al portone del penitenziario in attesa della imminente liberazione di suo figlio Vincenzo. Agli inizi del Duemila, il clan Contini stringe accordi di “non belligeranza” con i clan rivali in ossequio al supremo principio degli affari, una strategia quindi di “inabissamento” che lo porterà a scegliere la strada della diplomazia più che della violenza.

ASCESA DEL CLAN CONTINI, guerra Contini – Giuliano

E’ il 1984, e a Napoli per gestire le bische clandestine si combatte una guerra.

Tutto ha inizio il 24 agosto, Vincenzo Attardo, 48 anni, biscazziere di professione, un passato di abilissimo croupier, socio di Contini nel gioco clandestino di Napoli Nord, ha finalmente scoperto perchè la clientela sta abbandonando i tavoli verdi del suo locale clandestino all’ Arenaccia. Alle 23 piomba come una furia nella sala da gioco e trascina in strada per i capelli la “mercante” Giulia D’ Alpino. La donna – come “mercante” non aveva altro compito che prestare agli sfortunati “clienti” denaro fresco a tassi d’ interesse che sfiorano il 200 per cento. Ma la D’ Alpino ha voluto strafare e da qualche settimana andava invitando i giocatori a tentare la fortuna nelle sale controllate dai fratelli Giuliano. E’ uno “sgarro”. Attardo la scaccia. Ore 23,30. E’ passata appena mezz’ ora e la vendetta si abbatte su Attardo. Dinanzi alla bisca deli’ Arenaccia arrivano sei uomini, Raffaele Giuliano, fratello del boss Luigi, detto “‘ O lione”, Vincenzo Avagliano, Gennaro Giglio, Antonio Paglionico, marito di Giulia D’ Alpino, e altri due guardiaspalla ancora senza nome. Chiamano Attardo in strada e là lo picchiano senza pietà. Poi, coi denti rotti e il naso a pezzi, lo conducono nella bisca, lo fanno inginocchiare, gli chiedono “con quale dito ha scacciato la mercante”. E’ l’ indice della mano destra. Con un coltello da cucina a sega, e aiutandosi con il calcio di una pistola, i sei “vendicatori” glielo stroncano dinanzi a venticinque giocatori inorriditi. Infine, se ne vanno scandendo la frase “La gente di Forcella si rispetta, non si caccia”. La vera posta in gioco è il controllo delle bische. Possono i Giuliano – che per evitare concorrenze e conflitti si sono ritirati dal traffico della droga – fare il buono e cattivo tempo o hanno da fare i conti con le altre famiglie? I Contini non sono tipi da mostrare l’ altra guancia. Comincia così la guerra. Dieci giorni dopo, alle due e trenta della notte tra il 2 e il 3 settembre. I fratelli Gennaro ed Antonio Giglio devono recarsi a Perugia per partecipare ad un funerale di uno zio. Nel cuore della notte, lasciano la loro abitazione per raggiungere il vicino garage e da lì partire. Nel garage non arriveranno mai. In strada ad attenderli c’ è il “commando” organizzato dai Contini, Vincenzo Attardo con il figlio Gaetano, Eduardo Contini, Patrizio Bosti, Salvatore Botta, Giuseppe Del Piano. I sei ammanettano i due Giglio, li trascinano in un vallone dell’ aeroporto di Capodichino, li fanno parlare. Chi ha ordinato la mutilazione, chi li ha spalleggiati? I Giglio fanno i nomi e i sicari li uccidono, due colpi alla testa per Gennaro, una scarica di lupara per Antonio. Infine i killer vuotano i caricatori delle pistole sui corpi ormai senza vita. Dodici ore dopo, a Forcella. Vincenzo Avagliano sta bevendo l’ aperitivo dinanzi al bar Splendore nel suo quartiere. Patrizio Bosti, il killer, è travestito da vigilante. E’ spalleggiato a distanza da Gaetano Attardo e Salvatore Botta. Bosti si avvicina ad Avagliano e gli scarica i primi quattro colpi tra il collo e le spalle. Lo insegue nel bar e là gli dà il colpo di grazia alla nuca. Notte tra il 5 e 6 settembre. Due “vespe” vengono intercettate da una volante della polizia. Non si fermano all’ alt. Una riesce a fuggire, l’ altra viene bloccata. A bordo c’ è Alfonso Giglio, fratello di Gennaro e Antonio, con una Smith & Wesson 357 Magnum e due pistole bifilari da guerra. Con Raffaele Giuliano e Pasquale Avagliano si prepara a vendicare l’ affronto uccidendo Patrizio Bosti e Salvatore Botta che stavano cenando poco lontano. Potranno i Giuliano, finora padroni assoluti del gioco clandestino, del lotto e toto nero, tollerare il massacro dei loro uomini, una sfida così plateale al loro potere? E la battaglia tra i Giuliano e i Contini rimarrà ristretta nell’ ambito delle due famiglie o si allargherà ai clan alleati allungando la scia di sangue? D’ altronde, nel 1984 quasi tutti i protagonisti della guerra sono latitanti, il boss di Forcella Luigi Giuliano, il fratello Raffaele, i loro alleati Pasquale e Giuseppe Avagliano, il rivale Eduardo Contini, i killer Patrizio Bosti e Salvatore Botta.

ARRESTO EDOARDO CONTINI 1985

Questa volta è stato arrestato Edoardo Contini, boss del gioco d’azzardo, mentre era impegnato in un vertice con un altro boss per la gestione del gioco d’azzardo. Entrambi sono stati arrestati dalla polizia in casa di un operaio incensurato dell’ Alfa a via Piazzolla al Trivio. Da qualche mese i due – Eduardo Contini, 30 anni, e Gaetano Bocchetti, 31 – avevano deciso di incontrarsi periodicamente, ogni venerdì alle 16,30, per fare il punto sul gioco clandestino – toto e lotto nero, bische – che i loro uomini organizzavano nei quartieri dell’ Arenaccia, San Carlo all’ Arena, Secondigliano. Gli appuntamenti non sono passati inosservati. Ieri la polizia ha deciso di intervenire. Bloccato il guardaspalle che presidiava l’ edificio, il pregiudicato Carmine Acquarella, gli uomini della Squadra mobile sono piombati nell’ appartamento di Carmine Attanasio, una tuta blu dell’ Alfa Romeo-auto che concedeva a pagamento il locale ai due capizona. Con Contini e Bocchetti i poliziotti hanno ammanettato le loro due guardie del corpo, Carmine Di Tonno, 34 anni, e Costantino Sarno, 30. I quattro hanno tentato di liberarsi delle pistole Beretta e Smith & Wesson gettandole dalla finestra. Dopo l’ arresto di Giuseppe Misso, boss della Sanità e magistrale organizzatore di rapine miliardarie (suo il colpo al Monte dei pegni del Banco di Napoli), e la fine della latitanza di Luigi Giuliano (leader del gioco clandestino a Forcella), Contini e Bocchetti stavano cominciando ad allargare il loro raggio di influenza. Stretto un patto di ferro, si erano spartiti una fetta consistente del volume di gioco di Napoli est e minacciavano di sottrarne altre quote nei quartieri centrali della città. Scarcerato due anni dopo e arrestato nuovamente nel 1990. Nel 1991 comincia il primo processo per estorsione contro il boss Edoardo Contini, il processo viene fissato nell’ultimo giorno utile per la decorrenza dei termini di custodia cautelare. Il giallo avviene agli uffici postali: scompare la cartolina della ricevuta di ritorno della raccomandata di notifica. L’udienza viene dunque rinviata, e intanto scadono i termini di custodia. Contini, libero, sparisce.

ARRESTATO  IN SMOKING A CORTINA D’AMPEZZO IL BOSS EDOARDO CONTINI

Mescolarsi tra la gente in vacanza per non dare nell’ occhio e brindare a champagne non e’ stata una mossa vincente: i carabinieri dei Reparti operativi speciali di Napoli e quelli di Cortina, al comando del capitano Massimo Mennitti, l’ hanno scovato sul piu’ bello, mentre si accingeva a festeggiare l’anno nuovo. E’ successo lungo corso Italia, in pieno centro, di fronte all’ Hotel Europa. Contini era ospite di un amico, Luigi Cristarelli, 50 anni, finito anche lui in carcere a Belluno per favoreggiamento. Quando gli uomini dell’ Arma hanno bussato per l’ irruzione, al di la’ della porta tutti erano tirati a lucido, mancavano solo gli ultimi ritocchi prima di avviarsi in “passerella” verso un ristorante di lusso. Doveva essere una serata alla grande, al “Vip”, uno dei locali “in” di Cortina: misto mare gratinato, risotto al tartufo d’ Alba, fagottino al radicchio di Treviso, branzino al forno, 600.000 lire tutto compreso, si pasteggiava a champagne. Ma il tavolo del gruppo di Napoli e’ rimasto vuoto. Quattro giorni fa erano stati informati i carabinieri di Cortina dai colleghi dei Ros di Napoli. Sulla base di intercettazioni telefoniche si presumeva infatti che il boss della camorra potesse essere a Cortina. E cosi’ e’ cominciata la caccia: ricerche, appostamenti, auto e telefonate sospette. Nel pomeriggio dell’ ultimo dell’ anno Edoardo Contini e’ stato visto entrare a villa Franchetti, al numero 254 di corso Italia. Poi i carabinieri hanno aspettato che calasse la notte per arrestarlo. Dodici gli uomini impiegati. All’ interno il boss stava parlando al telefono e non ha opposto alcuna resistenza, complimentandosi con i poliziotti che lo hanno arrestato. A Napoli prestava attenzione a come si muoveva. A Cortina non avrebbe mai immaginato che i carabinieri andassero a rovinargli la festa dell’ ultimo dell’ anno. Prima di essere condotto in caserma dai militari ha gettato via la giacca dello smoking con disprezzo e ha chiesto di cambiarsi: “E la prima volta che lo metto . ha detto . e mi ha portato sfortuna”.

SCARCERATO AI PRIMI DI NOVEMBRE DEL 2000, FUGGE IL BOSS IN SMOKING

Eduardo Contini ‘o romano, una carriera fatta dietro le sbarre, da numero uno del Vasto a candidato monarca della potente Alleanza di Secondigliano. Scarcerato ai primi di novembre, oggi potrebbe essere dall’altra parte del mondo. Contini socio fondatore dell’Alleanza potrebbe prendere in mano le redini della situazione. Capovolgere quelle che fino ad oggi sembrano sconfitte per esempio la guerra con la Nuova mafia flegrea e stroncare definitivamente i clan rivali, come quello del boss Vincenzo Mazzarella. Per ora ha chiuso con il carcere. Ha scontato una condanna definitiva a nove anni per estorsione e associazione mafiosa. Con i dovuti benefici e sconti: 405 giorni tagliati dal magistrato di sorveglianza di Ancona. ‘O romano esce dalla sua cella nella notte tra il 3 e il 4 novembre. E’ un sorvegliato speciale, non può uscire di notte e deve firmare in commissariato una volta a settimana. Un rischio altissimo: ha molti nemici e non può consentirsi il lusso di un percorso fisso. Domenica 5 novembre va a firmare. Poi scompare.

ANNO 2000: STRATEGIA DELL’OMBRA

Agli inizi del Duemila, il clan Contini supera la fase più drammatica e avvia una strategia dell’ ombra che lo porta a scegliere la strada della diplomazia più che della violenza. I quartieri controllati dalla cosca diventano gli snodi centrali per il traffico di cocaina e assicurano tanti di quei soldi che sarebbe stupido rischiarli per una manciata di banconote in più, entrando in collisione con clan più poveri e disperati. Finalmente la guerra che ha fatto centinaia di morti tra i Contini e i Mazzarella si placa in nome del supremo principio degli affari. Tuttavia Le inchieste della magistratura colpiscono duramente la cosca di San Giovanniello e, grazie al lavoro dei pm (Gay, Mancuso, Bobbio, De Simone, Narducci), l’ala militare viene quasi completamente smantellata. Le indagini patrimoniali sull’impero economico della famiglia Contini portano a decine di sequestri e confische. Nel giro di pochi anni la cosca perde ville, appartamenti, aziende di arredamento e abbigliamento, auto e moto di grossa cilindrata, conti correnti, appezzamenti di terreno e quote societarie. Passano allo Stato beni per centinaia di miliardi di lire. Il patto tra i boss Giuseppe Misso “o’ nasone” ed Eduardo Contini “o’ romano”, venne stipulato dopo l’omicidio Prota del 2001 e fu il risultato di alcuni incontri segreti. A distanza di anni a svelarlo è il nipote omonimo del ras del rione Sanità, collaboratore di giustizia come lo zio, che ha parlato anche del contenuto principale dell’accordo: la «non belligeranza tra il clan Misso che si faceva garante per i Mazzarella, storici nemici dei Contini e il clan Contini che si faceva garante per i Licciardi, storici nemici dei Misso».

CONDANNATO A VENT’ANNI DI CARCERE, ARRESTATO EDOARDO CONTINI

15 novembre 2007

E’ finita la latinanza di Edoardo Contini, uno dei capi più influenti della camorra. E’ stato fermato dalla polizia a Casavatore, nel Napoletano, la terra dov’era nato e dove governava il traffico di stupefacenti e ricavava forti guadagni dall’estorsione. Era uno dei 30 ricercati più pericolosi ancora in libertà. Condannato a vent’anni di reclusione, era fuggito nel novembre del 2000 dopo che per la seconda volta era stato scarcerato per decorrenza dei termini. Contini viveva in un modesto appartamento che una vedova e i suoi cinque figli gli avevano dato in affitto un anno fa perché potesse sfuggire alla polizia. Non usciva mai Contini; non usava il telefono, né internet. In casa non aveva armi. Per non far sorgere sospetti, gettava gli abiti sporchi piuttosto che mandarli in tintoria. Preferiva non vedere i famigliari che mettere gli agenti sulle sue tracce. L’ultima volta che ha abbracciato la moglie Maria Aiata – cognata del boss Francesco Mallardo – è stato a Natale dello scorso anno. Comunicava con i suoi affiliati attraverso i pizzini, come faceva il boss Corleonese Bernardo Provenzano. Con i pizzini Contini gestiva un vero e proprio impero economico sostenuto dalle alleanze con altri esponenti delle organizzazioni criminali campane. All’arrivo della polizia, il boss ha tentato un timido tentativo di fuga dal balcone, ma poi ha confermato la sua identità e si è fatto ammanettare. E’ stato tradito da una conversazione sul cibo intercettata dagli agenti. Per anni Contini ha costituito il “cartello” camorristico “Alleanza di Secondigliano” con il clan Mallardo e la cosca dei Licciardi.

Cinquantadue anni, soprannominato “o Romano”, Edoardo Contini è considerato il capo indiscusso dell’omonimo clan camorristico operante nei quartieri San Carlo, Vasto, Mercato e Poggioreale di Napoli. Dalla magistratura è stato condannato per il delitto di associazione mafiosa, nell’ambito di un’inchiesta che delineò l’esistenza dell’alleanza tra il clan Contini e le cosche di Vincenzo Licciardi e dei fratelli Francesco e Giuseppe Mallardo, egemoni nelle estorsioni, nello spaccio di droga e nelle scommesse clandestine.edooardo contini

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